Assegno di mantenimento per i figli

Purtroppo, in questi ultimi anni, la mia esperienza professionale sul campo, mi ha fatto riscontrare un aumento esponenziale della fine delle convivenze di fatto (cosiddette convivenze more uxorio) e/o del classico matrimonio.

Nel momento in cui 2 persone decidono di porre fine al loro rapporto sentimentale, purtroppo (salvo casi particolari) nascono sempre problemi relativi all’affidamento – visite e mantenimento dei figli nati tra loro.

La domanda che mi viene però posta con piu’ frequenza è sempre la stessa: “come si calcola l’assegno di mantenimento per i figli??“.

Ebbene, preliminarmente, il comma 1 dell’art 30 della nostra Costituzione prescrive che “É dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.”

L‘art 316 bis c.c. (richiamato dall’art 148 c.c.) prescrive invece la “misura” in cui tale dovere deve essere assolto.

Viene infatti testualmente riportato quanto segue:”I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo”.

Da ciò ne consegue che, in caso di contenzioso, il Tribunale baserà la propria decisione in ordine alla “misura” dell’importo dell’assegno di mantenimento per i figli in base alla lettura delle ultime “3 dichiarazioni dei redditi” del padre e della madre del minore (obbligatorio il deposito in giudizio) – ecco come si calcola l’assegno di mantenimento per i figli ed ovviamente occorre tenere in considerazione anche altre circostanze (Ex. affitto di casa, premi polizze assicurative, eventuali mutui cointestati etc etc)

Infatti, l’art. 337-ter c.c. prescrive che il giudice ha l’obbligo di fissare “la misura e il modo con cui ciascuno dei genitori deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli”, in base al principio di proporzionalità e quindi andando a considerare “le attuali esigenze del figlio, il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi i genitori, la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore” (altri fattori che incidono su come si calcola l’assegno di mantenimento per i figli).

Ulteriormente, sempre in tema di come si calcola l’assegno di mantenimento per i figli ti segnalo che, fra i parametri che il giudice dovrà tenere in considerazione nel calcolo, vi è anche il costo della vita che varia da città a città in Italia.

Ultimamente infatti, molti Tribunali hanno messo in risalto come, il costo della vita in Italia sia diverso a seconda del luogo di residenza e, nel caso in cui il genitore sul quale grava l’obbligo, dovesse trasferirsi per lavoro in una città più cara, il Tribunale dovrà tenere in considerazione il costo della vita in quella città presso la quale si recherà a vivere al fine di poter calcolare l’importo dell’assegno da corrispondere.

Detto questo, ti evidenzio altresì come, l’assegno di mantenimento ordinario dei figli non comprenda solo ed esclusivamente l’obbligo di garantire ai figli gli alimenti (il mangiare) ma, bensì, anche quello di potergli garantire una casa, le proprie attività sportive, cure sanitarie, la scuola e la propria vita sociale.

Il tutto è improntato al fine di poter fare avere ai figli una serena crescita, già comunque “turbata” dall’evento della separazione dei propri genitori che comunque rappresenta di per se già un trauma molto forte soprattutto se siamo in presenza di figli in tenera età e/o che appena iniziato la loro fase di crescita adolescenziale.

Sempre l’art 337 ter comma IV c.c. prescrive quanto segue: “il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico”.

Nella prassi giudiziaria ormai consolidata, viene infatti disposto a carico del genitore non collocatario del figlio (ovvero il soggetto che non coabita tutti i giorni con il figlio/i), l’obbligo di versare un assegno mensile, stabilendo in quale misura percentuale il genitore non collocatario deve anche partecipare alle spese straordinarie per i figli.

Le spese straordinarie infatti non si possono ritenere comprese in modo forfettario all’interno della somma da corrispondere con l’assegno periodico e/o come mantenimento diretto.

La Suprema Corte di Cassazione ha infatti sancito da tempo il seguente principio di diritto “la soluzione di includere le spese straordinarie, in via forfettaria, nell’ammontare dell’assegno posto a carico di uno dei genitori può rivelarsi in netto contrasto con il principio di proporzionalità sancito dall’art. 155 cod. civ. e con quello dell’adeguatezza del mantenimento, poiché si introduce, nell’individuazione del contributo in favore della prole, una sorta di alea incompatibile con i principi che regolano la materia”.

Tanto premesso, cosa succederebbe se uno dei 2 genitori non risulta avere redditi (almeno sulla “carta”) oppure si rifiuta di pagare la somma a titolo di alimenti stabilita dal Tribunale???

Ebbene, il genitore obbligato che pur avendo le somme non adempie però al pagamento dell’assegno di mantenimento per i propri figli configura una condotta penalmente rilevante.

Infatti, la violazione degli obblighi di assistenza familiare viene sanzionata dagli articoli 570 c.p. e 570-bis c.p che mirano a tutelare le esigenze economiche ed assistenziali dei familiari, venendo in rilievo i singoli rapporti tra i componenti della famiglia.

Trattasi di un reato perseguibile d’ufficio (nella maggior parte dei casi si attiva però sempre su formale denuncia/querela di uno dei 2 genitori nei confronti dell’altro), di natura permanente e di reato proprio, in quanto può essere commesso solo da un membro della famiglia in capo al quale sussistono obblighi di assistenza familiare.

Ove invece il genitore obbligato non avesse nessun tipo di reddito (torno a ripetere “sulla carta” – molte sono i casi di redditi occulti – in questo caso può essere anche chiesta al Tribunale di eseguire una indagine di polizia tributaria), la giurisprudenza della Corte di Cassazione, (cfr. Cass. Civ. Sent. n. 14951 del 14.07.2020 nonchè Sent. n. 10419 dell’anno 2018), ha statuito da sempre che l’obbligo di mantenimento dei figli minori ai sensi dell’art 148 c.c. spetta “primariamente e integralmente ai loro genitori”.

Nel caso in cui però, uno dei due genitori non potesse o non “volesse” adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, dovrebbe comunque far fronte sempre per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro,  fatta sempre salva la possibilità di convenire con giudizio autonomo il genitore inadempiente al fine di poter ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui.

Se il genitore inadempiente, dopo il giudizio di accertamento da parte del Tribunale, risultasse “realmente impossibilitato” a poter adempiere al proprio obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento nei confronti dei propri figli, il predetto obbligo ricadrebbe a questo punto sugli ascendenti (nonni materni e paterni – ti invito a leggere questo mio altro articolo sempre sul tema) che quindi dovrebbero fornire ai propri figli i mezzi necessari affinchè gli  stessi possano di conseguenza adempiere al loro dovere di mantenimento nei confronti dei propri figli.

L’obbligo di contribuzione a carico degli “ascendenti” rimarrebbe comunque sempre “subordinato” e, quindi, “sussidiario” rispetto a quello, primario dei genitori, non essendo, appunto, consentito rivolgersi in via “diretta” agli ascendenti solo perchè uno dei due genitori non dia il proprio contributo nel caso in cui l’altro genitore risulterebbe essere comunque in grado di mantenere la prole con il proprio lavoro.

A livello pratico, se il Tribunale avesse sancito l’obbligo a carico di uno dei 2 genitori di versare un assegno di mantenimento per i propri figli ed il soggetto obbligato non ottemperasse le strade percorribili sarebbero le seguenti:

1) denuncia/querela nei confronti del soggetto obbligato

2) giudizio civile  nei confronti del soggetto inadempiente per il recupero delle somme anticipate dall’altro genitore

3) ove a seguito del giudizio, il Tribunale accertasse la reale impossibilità del soggetto obbligato a provvedere al versamento del mantenimento e l’altro genitore non avesse la capacità economica di provvedervi integralmente da sola con il proprio lavoro, il genitore adempiente ai suoi obblighi avrebbe la facoltà di poter citare direttamente in giudizio gli ascendenti dell’ex coniuge (inadempiente) al fine di far provvedere loro stessi a fornire le somme necessarie al mantenimento dei propri nipoti ovvero dei figli del soggetto obbligato.


A mio avviso (parere personale) non permettete mai che sia un Tribunale a dover decidere le “sorti” dei Vostri figli!!

Meglio trovare un accordo (quando sia possibile) che affrontare un causa lunga e dispendiosa per entrambi i genitori e che molto spesso, porterebbe ad ottenere lo stesso risultato che si sarebbe potuto raggiungere mediante un accordo bonario.



 

 

 

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