Coppie di fatto – Convivenza more uxorio

In questo articolo ti andro’ sinteticamente ad evidenziare forse una tra le lacune legislative a mio avviso piu’ gravi in tema di coppie di fatto/convivenza more uxorio nonche’ alcuni diritti loro concessi invece dalla legge nonche’ il cosiddetto CONTRATTO DI CONVIVENZA.

Prima di tutto con il termine convivenza more uxorio è da intendersi una coppia di fatto legata da un vincolo affettivo, da una stabile convivenza ovvero duratura nel tempo, senza però aver mai contratto matrimonio.

Le coppie di fatto e quindi la convivenza more uxorio è stata in qualche modo “legalizzata” solo a far data dall’anno 1993 quando la Suprema Corte di Cassazione ha statuito che le unioni tra due persone, seppur non formalizzate dal matrimonio, non erano comunque “contrarie” al buon costume, ordine pubbliche e norme imperative.

Detto questo, nonostante il numero di coppie di fatto e quindi le convivenze more uxorio stiano vertiginosamente aumentando negli ultimi anni, il legislatore (Parlamento), a tutt’oggi, non ha pero’ ancora legiferato una normativa specifica per regolamentare in qualche modo i diritti e doveri di un convivente nei confronti dell’altro.

Ad oggi infatti, il nostro ordinamento giuridico, riconosce e conseguentemente tutela a pieno solo e soltanto la famiglia “legittima” ovvero quella formatasi a seguito di matrimonio.

Tanto premesso, a mio modesto avviso, uno dei tanti gravi “vuoti legislativi” in tema di coppia di fatto, risulta essere la totale mancanza di qualsivoglia diritto successorio a favore del convivente rimasto in vita qualora venisse a mancare l’altro.

Infatti, l’attuale codice civile, a partire dall’art 536 e successivi, dispone solo un elenco di quelli che risultano essere i cosiddetti  “eredi legittimari” ovvero quei soggetti i quali non potranno mai essere esclusi dalla successione del de cuius (soggetto deceduto).

Ebbene, il convivente more uxorio non risulta essere indicato nella suddetta categoria.

Da ciò ne consegue che, in assenza di un valido testamento, il convivente more uxorio non avra’ mai diritto a partecipare alla successione, nemmeno in parte, del proprio convivente.

Il convivente more uxorio potrà, pertanto, ottenere una quota di eredità solo ed esclusivamente mediante un “lascito” effettuato a suo favore dal defunto convivente inserito in apposito testamento.

Il suddetto lascito, in ogni caso, non potrà mai andare a ledere la quota ereditaria che la legge riconosce, appunto, agli eredi legittimari (quota di legittima).

Detta quota varia a seconda della qualità e del numero degli eredi legittimari.

I conviventi (coppia di fatto) c.d. more uxorio non hanno, dunque, nessun diritto successorio nei confronti l’uno dell’altro perchè, per la legge, non essendo legati dal vincolo matrimoniale sono in buona sostanza considerati estranei fra di loro.

Come sopra detto, ciascuno dei due conviventi, potra’ pero’ nel proprio testamento, nominare erede l’altro nel limite esclusivo della quota non spettante per legge agli eredi legittimari: quota disponibile.

Una diversa pattuizione e nello specifico un eventuale testamento che dovesse riconoscere al convivente more uxorio una quota maggiore rispetto a quella disponibile potrebbe essere soggetta a futura impugnazione da parte dell’erede o degli eredi pretermessi, ossia di coloro che hanno visto diminuire la propria quota di legittima a causa del lascito maggiore rispetto al dovuto fatto a favore del convivente rimasto in vita.

Penso che quanto sopra esposto sia veramente una grave lacuna legislativa nell’odierno diritto di famiglia soprattutto alla luce del fatto che, come sopra ho riferito, le coppie di fatto stanno vertiginosamente aumentando negli ultimi anni.

Detto questo, Ti evidenzio altresi’ come, a tutt’oggi, non esista nessun diritto al mantenimento di un convivente nei confronti dell’altro una volta cessata la convivenza (fatta eccezione per le ipotesi di stato di necessita’ accertato), e SALVO la STIPULA tra i 2 conviventi (nel momento in cui inizia la convivenza) e la conseguente registrazione al Comune del cosiddetto CONTRATTO DI CONVIVENZA.

Tanto premesso, volendo adesso invece trattare alcuni dei diritti concessi alle coppie di fatto ti sottolineo come la Legge n. 76/2016, in vigore dal 5 giugno 2016 (Legge Cirinna’), abbia regolamentato i diritti attribuiti ai conviventi in caso di malattia. 

Il comma 39  della suddetta Legge dispone infatti che: “in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto (coppia di fatto) hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari”.

Pertanto, la suddetta legge riconosce e garantisce espressamente ai conviventi di fatto il diritto di visita, in caso di malattia e conseguente ricovero ospedaliero di uno di essi.

La suddetta Legge afferma altresi’ che, il suddetto diritto, sia “reciproco”.

Sempre la Legge in commento riconosce altresi’ un diritto più ampio rispetto a quello di visita, ossia il diritto di prestare assistenza al convivente malato: in tale ambito rientra la possibilità di svolgere un ruolo più attivo e più partecipativo nelle cure che il convivente malato riceve in ospedale.

Infine, viene altresi’ assicurata la possibilità di avere completo accesso alle informazioni personali riguardanti il convivente malato.

Detto questo, Il comma 40 della suddetta Legge dispone invece che: “ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati:

a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute,

b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

Pertanto, viene attribuita al convivente di fatto la possibilità di attribuire all’altro il potere (pieno o circoscritto, a seconda della stessa volontà del designante) di prendere decisioni in sua vece e di compiere per esso scelte mediche, qualora una qualsivoglia patologia crei nel convivente malato una situazione di incapacità di intendere e di volere.

Inoltre, viene altresi’ concesso al convivente di fatto di attribuire all’altro il potere di decidere e di scegliere, in caso di morte, in merito alla donazione degli organi e alle celebrazioni funerarie. 

Sempre in tema di diritti concessi al convivente rimasto in vita a seguito della morte dell’altro ti evidenzio come sussista anche quello di aver diritto a poter subentrare nel contratto di locazione di immobile qualora il contratto fosse intestato al convivente deceduto!!!

Essendo la materia in continua evoluzione, ogni singolo caso deve essere analizzato nello specifico / quanto sopra ha voluto quindi essere solo un sintetico riepilogo della situazione attuale italiana in tema di coppie di fatto.


Se hai domande e/o dubbi inerenti l’argomento trattato (soprattutto in merito al contratto di convivenza) compila pure il form e sarai ricontattato dallo studio.

 

 

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