Mancata visita al minore – Sanzione

Molto spesso, mi trovo a ricevere richieste di chiarimenti da parte di miei clienti sul seguente tema: può subire una sanzione economica il genitore che, nonostante nella sentenza di separazione/divorzio e/o anche nel decreto presidenziale (in caso di consensuale) si siano determinati i giorni e orari nel quali risulta avere il diritto di stare con il proprio figlio minore, si rifiuta però di far visita e quindi di frequentare il proprio figlio minore???

Ragazzino che disegna vista Premium Photo

Ebbene, sia che si tratti di un accordo consensuale (Decreto Presidenziale) e sia che il tutto venga deciso a seguito di giudizio (Sentenza), il minore, pur mantenendo l’affido condiviso dei 2 genitori (salvo casi particolari) viene solitamente collocato presso la cosiddetta “casa familiare” con “coabitazione con uno solo dei 2 genitori”.

Proprio per questo, per l’altro genitore che non risulta coabitare con il minore, vengono invece stabiliti dei giorni/orari/fine settimana etc etc nei quali lo stesso ha il diritto di poter stare con il proprio figlio minore.

Detto questo, non sono “purtroppo” rari i casi nel quale il genitore che non coabita con il figlio minore, dopo un periodo di assidua frequentazione con il suddetto e quindi di rispetto di quanto riportato nell’accordo consensuale e/o sentenza, cominci piano piano a non interessarsi più al figlio e quindi sostanzialmente a non vederlo più nei giorni e orari stabiliti.

Ove si dovesse verificare questa circostanza:

E’ prevista una sanzione o comunque possono essere adottati dei provvedimenti “coercitivi” in questo caso ovvero quando il genitore si rifiuta di far visita al proprio figlio minore???

Ebbene, a questo quesito ha risposto la Suprema Corte di Cassazione (ordinanza n. 6471/2020) la quale ha statuito che, il dovere di visita del genitore che non coabita con il figlio minore non può essere considerato come un obbligo “coercitivo” e quindi sottoposto a sanzione ove non rispettato.

Vediamo perche???

Prima di tutto, uno dei principi fondamentali del diritto di famiglia è quello di cercare di salvaguardare il più possibile gli interessi del minore affinchè lo stesso possa avere una crescita sana ed equilibrata.

Detto questo, il genitore che non risulta coabitare con il proprio figlio minore risulta avere un proprio “legittimo” diritto a far visita al proprio figlio ed a questo diritto corrisponde contestualmente anche un dovere del genitore di frequentare e visitare il medesimo nell’ottica di una piena e fattiva “bigenitorialità”; il tutto finalizzato ad una sana ed equilibrata crescita.

Tuttavia, nel ragionamento logico/giuridico seguito dalla Suprema Corte di Cassazione quest’ultima parte dal presupposto che, il genitore che rifiuta categoricamente di vedere il proprio figlio minore, non possa comunque essere in nessun modo sanzionato a livello economico (art 709 ter c.p.c.).

La voglia di vedere e quindi di stare con il proprio figlio viene infatti rimessa alla libera e consapevole scelta dello stesso genitore e quindi, prevedere una sanzione (risarcimento), vorrebbe dire in qualche modo far venire meno la “voglia ed il desiderio spontaneo” del genitore di passare del tempo con il proprio figlio.

In buona sostanza, se fosse prevista una sanzione economica “predeterminata” per la mancata visita del genitore che non coabita con il figlio minore quest’ultimo, sarebbe spinto nel vedere il proprio figlio non sempre da un desiderio spontaneo ma molto spesso per evitare il rischio di vedersi applicata la sanzione economica.

Tanto premesso, al di fuori della sanzione economica che come sopra detto non è prevista, ove il genitore dovesse manifestare un completo disinteresse nei confronti del proprio figlio, l’altro genitore avrebbe comunque sempre la facoltà di:

  • chiedere la “modifica” delle condizioni ovvero richiedere l’affido esclusivo del minore,
  • nei casi più gravi di presentare richiesta nei confronti del genitore “latitante” di decadenza dalla responsabilità genitoriale ,
  • denunciarlo per il reato di violazione degli obblighi assistenziali (570 c.p.).

Alla luce di tutto quanto sopra riferito ed al di fuori dei vari percorsi giudiziari che possono essere intrapresi, avendo vissuto in prima persona una lunga e dolorosa separazione dei miei genitori, noi (padri o madri) dovremmo sempre ricordarci che i figli non hanno chiesto di nascere ma è stato frutto (almeno così dovrebbe essere) di un atto d’amore tra due persone e quindi di una nostra scelta.

Pertanto, al di fuori di quelli che possono essere le varie criticità che possono esservi tra le coppie i figli, a mio modesto avviso, devono essere sempre tenuti fuori e quindi tutelati il più possibile e non trattati come molto spesso mi è capitato di vedere (nelle varie cause che ho trattato in questi anni) come “arma di ricatto” e/o come “pacchi postali”.

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